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Quanto costa davvero un’ora di un tuo operaio

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Se per fare un preventivo moltiplichi le ore per la paga oraria che leggi in busta, stai vendendo il lavoro sotto costo e non te ne accorgi. Il costo vero di un’ora è quasi il doppio, e il conto per arrivarci si fa una volta all’anno in mezz’ora.

Non serve un software per farlo: serve un foglio, i numeri della tua impresa e la pazienza di non arrotondare a favore. Qui sotto c’è il metodo, con un esempio che va bene come esempio e male come verità: i tuoi numeri sono diversi, e sono quelli che contano.

Le tre grandezze del conto

Il costo orario è una divisione: quanto ti costa quella persona in un anno, diviso quante ore di quella persona riesci davvero a mettere su un cantiere. Tutto il resto è capire bene cosa va sopra e cosa va sotto la linea.

  • Costo aziendale annuo — non la retribuzione lorda: la retribuzione più tutto quello che ci sta attaccato (contributi, assicurazione, accantonamenti, cassa edile, e quello che il tuo contratto prevede).
  • Ore lavorate — le ore contrattuali dell’anno meno ferie, festività, permessi, malattia e formazione. Sono ore che paghi e in cui l’operaio non è in cantiere.
  • Ore vendibili — le ore lavorate meno quelle che non finiscono su nessuna commessa: spostamenti fra cantieri, carico e scarico, pulizia del deposito, maltempo, riunioni.

Passo uno: quante ore ti restano davvero

Qui si perde più di quanto sembri. Un anno pieno a quaranta ore settimanali fa duemilaottanta ore sulla carta; quelle che finiscono su un cantiere sono molte meno, e la differenza è la prima ragione per cui i preventivi non tornano.

Ore di un operaio a tempo pieno, in un anno
Ore teoriche (40 h × 52 settimane)
2.080 h
Ferie
− 160 h
Festività e permessi
− 104 h
Malattia, infortuni, formazione (media)
− 80 h
Ore lavorate
1.736 h
Improduttive: spostamenti, carico, pulizia, maltempo (10%)
− 176 h
Ore vendibili su commessa
1.560 h

Le voci sottratte sono un esempio: ferie e permessi dipendono dal contratto applicato, malattia e maltempo dipendono dall’anno e da dove lavori. Prendi le tue dai cartellini dell’anno scorso — se li hai.

Passo due: il costo orario

Adesso la divisione. Mettiamo un operaio specializzato che all’impresa costa 42.000 € all’anno, tutto compreso. È un numero d’esempio: sostituiscilo col tuo prima di usarlo per qualcosa.

Dal costo annuo al costo orario
Costo aziendale annuo
42.000,00 €
Diviso le ore lavorate (1.736 h)
24,19 €/h
Diviso le ore vendibili (1.560 h)
26,92 €/h

Il numero che serve al preventivo è il secondo: è quello che devi recuperare da un cantiere, perché le ore improduttive le paghi comunque e non le paga nessun altro.

Se in busta quella persona ha una paga oraria intorno ai dodici euro, il conto dice che un’ora del suo lavoro ti costa più del doppio. Non è un’anomalia: è normale, ed è la ragione per cui chi preventiva sulla paga oraria lavora tanto e guadagna poco.

Passo tre: dal costo al prezzo

Il costo orario non è il prezzo orario. Fra i due ci sono due cose che esistono anche quando nessuno le vede: le spese generali dell’impresa — ufficio, furgoni, assicurazioni, il tuo tempo passato a fare preventivi — e l’utile, che è la ragione per cui si fa impresa.

Dal costo orario al prezzo di listino
Costo orario su commessa
26,92 €/h
Più spese generali, 12%
30,15 €/h
Più utile, 10%
33,17 €/h

Le due percentuali sono le tue e vanno misurate, non copiate: le spese generali si ricavano dal bilancio dell’anno scorso diviso le ore vendute, l’utile lo decidi tu.

A questo punto hai un numero che puoi difendere davanti a un cliente, e soprattutto un numero che puoi confrontare con quello del concorrente che ha sparato venticinque euro l’ora. Non è che lui è più bravo: è che non ha fatto il conto, e lo scoprirà a fine anno.

Il conto va rifatto, non fatto una volta

Un costo orario calcolato bene invecchia in fretta: cambiano i minimi contrattuali, cambia la squadra, cambia il peso delle improduttive. Rifallo una volta all’anno, e rifallo subito dopo un rinnovo contrattuale o dopo un’assunzione che sposta la media.

La parte difficile non è la matematica: è sapere quante ore sono finite davvero su ogni cantiere. Se le ore le raccogli a fine mese sui messaggi, il denominatore del conto è una stima — e un conto esatto fatto su un numero inventato resta un numero inventato. Segnarle mentre si fanno è meno faticoso che ricostruirle, e serve anche a questo.

Domande che ci fanno

Devo contare anche le ore di chi sta in ufficio?

No, non nel costo orario dell’operaio: il tuo tempo e quello dell’amministrazione stanno nelle spese generali, cioè nella percentuale che aggiungi dopo. Contarle due volte gonfia il prezzo e ti fa perdere lavori.

E gli straordinari?

Se sono sistematici entrano nel costo annuo e nelle ore, e il costo orario cambia poco. Se sono l’eccezione, meglio tenerli fuori dal conto medio e caricarli sul cantiere che li ha causati: altrimenti tutti i lavori pagano il ritardo di uno.

Il costo orario lo posso usare anche per i mezzi?

Il metodo è lo stesso — costo annuo diviso le ore o le giornate di impiego reale — ma le voci sono altre. Le trovi in come si tengono in ordine i mezzi in cantiere.

Il mio concorrente ha prezzi più bassi dei miei costi. Come fa?

Tre possibilità: ha costi diversi dai tuoi e li conosce, sta lavorando in perdita senza saperlo, oppure c’è qualcosa che non torna nel modo in cui lavora. Le prime due capitano molto più spesso della terza.

Questo articolo racconta come funzionano le cose in pratica e non sostituisce il parere del tuo tecnico, del consulente del lavoro o del commercialista. Le regole cambiano nel tempo e da comune a comune: prima di decidere, fatti confermare il tuo caso da chi lo segue.